aUomini e bruti:

l'idea dei diritti degli animali

tra satira e utopia

di Luisella Battaglia ( * )

 

I. I diritti dei bruti. La "Vindication" di Thomas Taylor

II. I diritti delle donne: la "Vindication" di Mary Wollstonecraft

 III. Il `Grido della natura'. L'utopia vegetariana di John Oswald

IV. La prima dichiarazione dei diritti degli animali. Henry Salt

V. Donne, natura, animali. Una nuova alleanza

 

I. I diritti dei bruti. La "Vindication" di Thomas Taylor

Nel 1792 compare, anonimo, a Londra, un curioso libello - curioso, come vedremo, per il contenuto ed il singolare destino - "A Vindication of Rights of Brutes" (sottotitolo: Quid rides?) (1). Ne è autore Thomas Taylor, "the Platonist" (2), un filosofo di Cambridge, studioso di filosofia neoplatonica, traduttore di Porfirio e amico personale, per un certo periodo, di Mary Wollstonecraft (3) - autrice di quella più celebre, "Vindication of the Rights of Women" (1792), che egli si propone di satireggiare (4).

L'intento esplicito del libello è infatti quello di una reductio ad absurdum delle tesi emancipazioniste e, più in generale, delle teorie rivoluzionarie dei diritti. Se - tale è la tesi fondamentale dello scritto - esseri così vicini alla natura, e quindi privi di razionalità, come le donne, pretendono di possedere la ragione e rivendicano diritti, allora anche i bruti potrebbero, con pari legittimità, avanzare identiche pretese. La manifesta assurdità della conclusione avrebbe dovuto dimostrare la falsità della premessa.

Taylor inizia col dichiarare che il suo proposito è di sostenere, con argomenti dimostrativi, la perfetta eguaglianza tra uomini e animali e l'intrinseca dignità e valore di tutti gli enti. La teoria dei diritti degli animali dovrebbe costituire il necessario coronamento della dottrina di Tom Paine e Mary Wollstonecraft ed essere patrocinata "da tutti gli amanti di novità e gli amici dell'opposizione che, in questo periodo, sono per fortuna così numerosi sia in Francia che in Inghilterra e destinati ad aumentare illimitatamente (5).

La «grande verità» che Taylor - nella sua finzione burlesca - è chiamato a promulgare è che non esiste nell'universo qualcosa come "la superiorità per natura". Egli non si nasconde tuttavia la difficoltà del suo compito: ancora molti "pur in questi giorni luminosi", sono ben lungi dall'ammettere l'eguaglianza degli uomini tra loro e, quindi, neppure quella dei bruti con gli uomini. L'insegnamento cui si richiamano è quello di Aristotele, con particolare riferimento a quel passo della Politica dove si legge che alcuni uomini sono per natura nati schiavi e altri liberi e che la parte schiava dell'umanità dovrebbe essere governata da quella libera, allo stesso modo in cui l'anima governa il corpo. Ma, commenta ironicamente Taylor, questa è una conclusione che sarà sicuramente ridicolizzata da ogni autentico moderno. Certo, è singolare che la «sublime» dottrina dell'eguaglianza universale - "una verità morale della più alta importanza e della più illustre evidenza" - sia stata ignorata dagli antichi e ancora oggi «in un'età illuminata come la nostra», non venga universalmente riconosciuta. Essa, tuttavia, sta, di giorno in giorno, guadagnando terreno presso la parte pensante dell'umanità: "Paine ha già convinto migliaia di persone dell'eguaglianza degli uomini tra loro e la Wollstonecraft ha dimostrato in modo indiscutibile che le donne sono per natura uguali agli uomini, non solo nelle capacità intellettuali ma anche nella forza fisica e nell'audacia": (6)

A chi obiettasse che tali dottrine sono troppo astratte e sofisticate, tali da distruggere quelle distinzioni sociali che sembrano derivate dalla stessa natura, fin dalla creazione del mondo, si potrebbe rispondere: "In primo luogo, si deve dimostrare che tali distinzioni siano necessarie e naturali, giacché vi sono fondati motivi per sospettare che non siano nulla più che il frutto di oscure macchinazioni di uomini astuti e malvagi, intenzionati a distruggere l'eguaglianza voluta dall'Autore dell'universo (...) Inoltre, tali distinzioni sono così lungi dall'essere naturali che gli stessi termini con cui vengono espresse sono evidentemente corruzioni di denominazioni più comuni e meno arbitrarie". Secondo una bizzarra etimologia, che dovrebbe collegare umano ad animale, il termine greco Basileus (re) sarebbe indubbiamente una corruzione di Basiliscos (basilisco), come il termine inglese pray (pregare) sarebbe una corruzione di bray (ragliare) (7).

Più seriosamente, nei capitoli successivi, Taylor prosegue nella sua "ardua investigazione" sui diritti dei bruti al fine di dimostrare sia che sono esseri razionali al pari degli uomini, sia di illustrare gli innumerevoli vantaggi che potrebbero derivare dalla restaurazione della loro naturale eguaglianza col genere umano.

A sostegno della prima tesi - secondo cui gli animali possiedono la ragione in comune con gli uomini - vengono presentati gli stessi argomenti, "ammirevolmente idonei", già avanzati da Porfirio - i quali vertono, com'è noto, sull'esistenza di un linguaggio degli animali, a noi incomprensibile, come quello di molti `barbari', data la nostra perduta capacità di intenderlo (8).

In tale prospettiva, la differenza tra uomo e animale sarebbe di grado, non di essenza, giacché entrambi parteciperebbero, seppure in misura diversa, della stessa ragione. Di conseguenza la giustizia non dovrebbe essere circoscritta entro gli stretti confini della specie umana dal momento che, secondo Porfirio, gli animali sono nostri alleati e congiunti e storia ed esperienza dimostrano che guerre e ingiustizie sorgono nel mondo a partire dalla loro uccisione. Da qui un ampio excursus sulla necessità di astenersi dal cibo animale come diretta, necessaria conseguenza di tale fraternità (9).

Taylor si diffonde poi sulle utilità e i vantaggi che si trarrebbero da una stretta consociazione con i bruti, avvalendosi di numerosi riferimenti a racconti di Plutarco relativi alla brutal sagacity.

In tal modo, nelle pagine del libello si delinea una sorta di "mondo alla rovescia", in cui i valori sono capovolti, le gerarchie "naturali" sovvertite e - per riprendere le stesse parole dell'Autore "l'umanità, presa da un'incontenibile passione [rage] per la libertà, abolirà ogni governo come un intollerabile giogo" (10).

Una volta affermato il principio della perfetta eguaglianza, uomini e animali comunicherebbero senza problemi e fiorirebbero amori tra le diverse specie. I bruti prenderebbero il posto degli uomini, adempiendone le principali funzioni: le gazze - eccellenti cantanti - formerebbero orchestre e bande musicali; i buoi - notoriamente laboriosi - sarebbero addetti al commercio e all'industria; i cani - ottimi attori - costituirebbero compagnie teatrali; gli orsi - sapienti conoscitori di erbe - diventerebbero medici di corte e così via. Ai cani, inoltre, sarebbe affidato un compito assai delicato, quello di insegnanti di educazione sessuale. Per comprendere il significato di tale "incarico", occorre riferirsi ad una polemica di Taylor con la Wollstonecraft, la quale sosteneva la necessità di parlare ai ragazzi, con la massima sincerità e chiarezza, dei problemi del sesso. Nella Vindication, Taylor riprende la tesi esposta dalla Wollstonecraft in Elements of Morality of Children, per lodarne ironicamente lo straordinario acume (il progetto, si legge, è "la dimostrazione più lampante della verità della sua teoria, l'uguaglianza della natura femminile e di quella maschile") e per proporne un'applicazione pratica. Perché non assegnare tali mansioni ai cani "pronti a dare in ogni tempo e luogo pratiche dimostrazioni del nobile uso degli organi della generazione? I cani, promossi a istruttori, potrebbero altresì insegnare ai ragazzi a superare costumi assurdi, ma ancora diffusi e radicati, come la decenza e il pudore" (11).

Si tratta di un passaggio importante per comprendere le ragioni profonde della satira di Taylor, che vede nelle teorie rivoluzionarie dei diritti il pericolo, oltre che della sovversione dell'autorità e dell'ordine, dello scardinamento della pubblica moralità, a cominciare da quella sessuale.

Un rapporto gerarchico esiste ovunque in natura. Taylor riprende le tesi di Aristotele, che cita diffusamente col pretesto di criticarle: "l'anima comanda al corpo con l'autorità di un uomo di Stato e di un re".

Il dualismo ontologico spirito/materia, per cui alla sfera dell'intelletto e della ragione si contrappone quella della fisicità, della natura, delle emozioni, si traduce in un dualismo gerarchico espresso dalla stessa struttura sociale.

La gerarchia esiste anche tra i sessi: "così pure nelle relazioni del maschio verso la femmina, l'uno è per natura superiore, l'altra inferiore, l'uno comanda, l'altra è comandata - ed è necessario che - tra tutti gli uomini sia proprio in questo modo". Dall'analisi aristotelica emerge un unico individuo pienamente razionale e, in definitiva, umano, al di sotto del quale si dispiega una pluralità di figure (donne, schiavi) cui è negata ogni razionalità e che, pertanto, sono poste ai margini della sfera stessa dell'umano.

In Taylor trova, in tal senso, espressione non solo la più classica ideologia patriarcale ma altresì la più antica tradizione dualistica, per cui il rifiuto della natura e della corporeità è, insieme, svalutazione della donna, vista come determinata dalla natura in misura maggiore rispetto all'uomo

II. I diritti delle donne: la "Vindication" di Mary Wollstonecraft

 

Nella Vindication of the rights of brutes, si riprende, in chiave satirica, quella associazione simbolica tra donna e natura che percorre, in modo più o meno latente, l'intera cultura occidentale. La donna, come la natura, viene considerata una potenza la cui pericolosità ed imprevedibilità giustifica il dominio e la subordinazione. Non solo. La donna, come la natura, rappresenta l'Altro, da cui il soggetto trascendente (maschile) si distingue per ristabilire il controllo.

E', appunto, contro tali tesi che combatte Mary Wollstonecraft, ravvisando in esse un puntello del potere patriarcale. Se la ragione, afferma, è la facoltà che distingue la specie umana dai bruti, allora le donne possiedono tale facoltà alla pari degli uomini e devono pertanto partecipare pienamente ai diritti naturali dell'umanità.

Com'è noto, l'intento della Wollstonecraft era quello di estendere i principi della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, (il "manifesto" dell'89) anche alle donne, facendone dei cittadini a tutti gli effetti. Occorre, tuttavia, aggiungere che la Vindication non è tanto una richiesta di libertà politica ed economica per le donne quanto un'argomentazione a favore della tesi secondo cui esse hanno la stessa natura razionale degli uomini. Per sostenere la causa dell'eguaglianza dei sessi occorreva in primo luogo contrastare l'argomento assai insidioso secondo cui esistevano differenze di natura tra uomo e donna, a cui dovevano corrispondere - tale era, ad es., l'opinione di Rousseau (12) - diversità di funzioni.

"E' giunto il momento - scrive la Wollstonecraft - per una rivoluzione nel comportamento delle donne; è il momento di restituire loro la dignità perduta e di fare in modo che esse, in quanto parte dell'umana specie, si adoperino a trasformare il mondo iniziando da se stesse."

Se alla base della servitù delle donne è l'antica opinione che identifica l'uomo con la ragione e la donna col sentimento e la passione, liberarsi, per quest'ultima, significherà, innanzitutto, rifiutare le tradizionali qualità femminili (dolcezza, remissività etc.), esercitare l'intelletto, divenire indipendente attraverso il lavoro. La società dovrà dare la stessa educazione ad entrambi i sessi, semplicemente perché ciascuno deve godere delle stesse opportunità di sviluppare pienamente la propria personalità.

L'appello illuministico alla ragione si salda con le rivendicazioni delle libertà fondamentali, sulla scia delle speranze alimentate dalla rivoluzione francese. Al centro dell'analisi della Wollstonecraft è dunque la richiesta che la donna venga trattata e agisca come un essere razionale, come una persona capace di assumere autonomamente le proprie decisioni.

A tale riguardo, può essere interessante ricordare che numerosi riferimenti allo stato animale, per caratterizzare la condizione femminile, sono presenti polemicamente nella Vindication. Le donne sono spesso paragonate ad animali domestici: "Costrette in gabbia, come la razza dei pennuti, non hanno altro da fare che pulirsi le piume e passare da un trespolo all'altro, con andatura falsamente maestosa. E' vero che non devono affannarsi per procurarsi cibo e vestiti: in cambio, però, danno salute, libertà e virtù". (13)

Le donne addomesticate sono esseri che degenerano: per coltivare la loro diafana bellezza, trascurano la salute e il vigore del corpo e, soprattutto, non esercitano la propria ragione. Poiché non è consentito loro di prendere decisioni, sono private della libertà e scoraggiate dallo sviluppare le loro facoltà intellettuali: "Sono le occupazioni frivole a rendere frivola la donna" (14).

In una critica assai articolata a Rousseau, per il quale la dipendenza sarebbe uno stato naturale della donna, la Wollstonecraft obietta: "Lo stato di servitù non si limita ad umiliare l'individuo, ma i suoi effetti sembrano tramandarsi ai posteri. Se infatti si considera quanto tempo le donne sono vissute in stato dipendente, può sorprendere che alcune di esse se ne stiano in catene a patire la fame e a far festa come uno spaniel? Questi cani - osserva un naturalista - prima tenevano le orecchie dritte; ma, alla natura, è subentrato l'uso e quello che era un segno di paura è diventata una forma di bellezza". (15)

La cura eccessiva per l'aspetto esteriore, lo stato di ozio, un tipo di educazione che mantiene nell'ignoranza: tali sono, per la Wollstonecraft, i principali ostacoli all'emancipazione femminile. Se gli uomini fossero stati tenuti in soggezione, come le donne, avrebbero finito per sviluppare le stesse qualità di carattere; se agli uomini fosse stata negata la possibilità di sviluppare i loro poteri razionali, di diventare persone morali, che hanno problemi, interessi, ideali al di là del loro personale piacere, essi sarebbero diventati frivoli, vanitosi, sentimentali. Costante, nella sua difesa dell'umanità della donna, è il riferimento al Kant della Fondazione della metafisica dei costumi: "la donna - scrive la Wollstonecraft - non è il giocattolo dell'uomo". In altre parole non è -  per usare le parole di Kant - un semplice mezzo, uno strumento, ma è un fine, un agente razionale la cui dignità consiste nella capacità di autodeterminarsi. E ancora: "Io auguro alle donne di non essere né eroine né bruti ma creature ragionevoli”.

III. Il `Grido della natura'. L'utopia vegetariana di John Oswald

 

Nell'89, da una parte, nasce la speranza di un nuovo regno, quello della ragione, dall'altra emerge l'immagine di un'età presociale, in cui l'uomo vive in armonia con tutte le creature. Espressione particolarmente significativa di tale visione, in cui la tematica giacobina dei diritti si sposa con la grandiosa utopia del ritorno alla natura, è un opuscolo pubblicato nel 1791, The Cry of nature or an Appel to Mercy and to Justice on behalf of the Persecuted Animals (16). L'Autore, John Oswald, uno scrittore-soldato, amico personale di Tom Paine, fondatore della sezione londinese della "Confederazione Universale degli amici della Verità" (17), si definisce "cittadino della repubblica rivoluzionaria", "membro del Club dei Giacobini" e afferma esplicitamente di voler estendere i diritti non solo alle donne e ai neri, ma anche agli animali, sulla base di una fratellanza universale. La speranza - si legge nella Prefazione - è che si avvicini "il giorno in cui il crescente sentimento di pace e di buona volontà verso gli uomini abbraccerà, altresì, in un più ampio cerchio di benevolenza, tutte le creature viventi". (18)

L'opuscolo si apre con un riferimento ammirato ai principi della religione induista, giudicati superiori a quelli della religione cristiana per quanto concerne il problema dei rapporti tra uomo e animali. Nella cultura occidentale, l'uomo "sovrano dispotico del mondo, signore della vita e della morte di ogni creatura, ripudia ogni legame di parentela con gli schiavi della sua tirannia". Illuminato dalla luce della ragione e destinato all'immortalità, egli è immensamente distanziato dai bruti che hanno solo l'istinto per guida.

All'insegnamento di Aristotele, secondo cui "non v'è amicizia, né legame di giustizia verso le cose prive di anima, né vi sono legami verso un cavallo o un bue, né verso uno schiavo in quanto schiavo: nulla vi è infatti in comune", Oswald contrappone i precetti - "mirabilmente conformi alle credenze induiste" - di Pitagora e di Porfirio che raccomandano di rispettare le norme della giustizia nei confronti degli animali, essendo generale la parentela tra gli esseri viventi.

La base metafica della visione di Oswald potrebbe considerarsi una concezione teleologica della natura in cui reminiscenze pitagoriche si congiungono a tematiche rousseauiane. L'uomo che si conforma ai dettami della natura, che ascolta la sua voce, che realizza nella sua umanità i suoi disegni, rispetta ogni creatura vivente: ogni uccisione è un delitto contro la madre comune.

Nell'immagine posta nel risvolto di copertina, la natura è infatti raffigurata come una giovane donna, con i simboli della fecondità, che si copre gli occhi dinanzi alla disperazione di una cerva che geme sul suo cucciolo sgozzato dal coltello del macellaio. Essa - si legge - "sparge lacrime sui poveri innocenti incapaci di far male, supplica l'uomo di non uccidere altre creature: non ne ha necessità, dispone di un abbondante banchetto". (19)

Oswald si serve di numerose citazioni tratte da Pitagora, da Plutarco, da Rousseau e da Monboddo (20), sulla superiorità dell'alimentazione vegetariana che sarebbe in accordo con la natura e col destino dell'uomo, "signore, non tiranno, del mondo". E tuttavia, aggiunge, chi ascolta la sacra voce della natura, mosso a pietà, viene considerato un misantropo: 'la compassione è dunque un sì gran crimine? E' un'offesa contro la società rispettare in altri animali quel principio di vita che gli uomini hanno ricevuto dalle mani della natura? (21). E ancora, dinanzi all'argomento per cui l'uomo sarebbe per natura carnivoro, Oswald controbietta rilevando l'impossibilità di dedurre da una pretesa caratteristica naturale una prescrizione morale: "La giustezza di un'azione deve forse essere determinata puramente dalla capacità fisica dell'agente? Poiché la natura, generosamente provvida, ci ha dotato di una sovrabbondanza di vigore animale, ne segue che dovremmo abusarne?" (22)

Nell'immagine della natura come madre si condensa l'intuizione di una unità occulta, e insieme di un comune destino, dietro la grande molteplicità dei viventi. Per questo, occorre "imparare a riconoscerne e a rispettare negli altri animali i sentimenti che vibrano in noi stessi".(23)

Si tratta di restaurare quell'antica armonia tra tutte le creature che regnava nell'età dell'innocenza, l'età della perfetta eguaglianza e della fraternità tra le specie. Incivilimento, per Oswald, non significa miglioramento, giacché alla legalità della natura si è ormai sostituita una legalità estranea all'uomo.

Non a caso, si può ricordare, una versione della Marsigliese recitava: "Ecco il giorno in cui la Natura riprende i suoi diritti sull'universo".

Nel vagheggiamento oswaldiano dello stato di natura prende corpo la critica del mondo moderno, delle città "fonti di miseria e di vizio", di una scienza (esplicita è la polemica contro la vivisezione), che "sacrifica al suo splendore i più cari sentimenti dell'umanità".

La natura deve ormai essere riconosciuta come la somma autorità del nuovo ordine: essa incarna una totalità satura di contenuti morali, a un tempo paradiso perduto da riconquistare e permanente possibilità di nuovi inizi.
 

 

IV. La prima dichiarazione dei diritti degli animali. Henry Salt

 

Quid rides?, si leggeva sul frontespizio della Vindication di Taylor. Da quella domanda sembra trapelare un oscuro disagio: anziché avere un valore rassicurante, la satira, suo malgrado, lascia emergere inquietanti interrogativi.

Nella misura in cui costruisce una realtà immaginaria per squalificare e svalutare una situazione reale - il mondo nuovo delle donne e degli uomini liberi - il pamphlet di Taylor agisce, al di là e contro ogni sua intenzionalità dichiarata, come una sorta di riflettore che getta fasci di luce su una storia possibile - quella dei diritti dei "diversi" - e in tal modo apre uno scenario assolutamente inedito.

La satira, lo sappiamo bene, mette in moto l'immaginazione sociale, ovvero quella facoltà che ci consente di non considerare i costumi e le istituzioni sociali esistenti come assoluti, definitivi, come i soli possibili, ma di ideare altri modelli, di mettere in discussione le regole stabilite, di porre sotto accusa l'ordine naturale.

Parlare di "mondi alla rovescia" per Taylor può forse sembrare improprio. Mondi alla rovescia, com'è noto, sono quei racconti, sorti in larga parte dalla fantasia popolare, in cui gli animali prendono il posto degli uomini e viceversa (es. l'uccello che spara al cacciatore; i cavalli portati in carrozza dai cocchieri che hanno preso il loro posto; il maiale che scanna il macellaio etc.). Parodie, caricature zoologiche, se si vuole, o, più profondamente, utopie basse e popolari, sorta di riti compensatori di trasgressione e rovesciamento delle regole in cui l'impossibile si fa possibile.

Nelle intenzioni di Taylor il mondo alla rovescia da lui costruito doveva servire per scuotere le coscienze, come un incubo da cui si è felici di svegliarsi: un'utopia negativa, dunque, da cui ritornare, rassicurati e convinti, all'ordine consueto, naturale, al mondo vero.

Il primo uso storico dell'espressione "diritti degli animali" intende pertanto sottolinearne l'assurdità, se non il carattere aberrante: l'uso successivo sarà, invece, come vedremo, di segno radicalmente opposto.

Esattamente cento anni dopo il libello di Taylor sarebbe apparso un testo significativamente intitolato Animal's Rights. Considered in Relation to Social Progress (24), basato su un'impostazione nuova, per non dire rivoluzionaria, del rapporto uomo/animali. L'Autore, il filosofo inglese Henry Salt (25), studioso di Thoreau, amico di Gandhi, fondatore della "Humanitarian League" e impegnato nelle più importanti riforme del suo tempo (dalla lotta contro la pena di morte alla riforma dei sistemi carcerari, alla rivendicazione dei diritti delle donne e delle minoranze oppresse), vi elabora una vera e propria ideologia animalista, nutrita di diverse ed eterogenee tradizioni di pensiero quali l'utilitarismo benthamiano, il liberalismo spenceriano e il darvinismo. L'affermazione dei diritti degli animali s'inquadra per Salt nel più vasto e vittorioso movimento per la rivendicazione dei diritti umani contro i pregiudizi antiegualitari, sulle orme di Oswald, quindi, e nel solco aperto dalle opere di Tom Paine e di Mary Wollstonecraft.

La stessa tendenza umanitaria che ha emancipato gli schiavi si estenderà alle altre specie ma, a tal fine, occorrerà innanzitutto superare l'antiquata nozione di "un grande salto" tra animale e uomo e riconoscere il comune vincolo che unisce in una fraternità universale tutti gli esseri viventi.

E' degno di nota, altresì, che lo stesso Salt nell'opera A Plea for vegetarianism (1886) si avvalga di quegli argomenti e di quelle citazioni (da Pitagora a Porfirio a Plutarco) che erano state utilizzate da Taylor in chiave sarcastica.

Taylor, come si è visto, ironizzava sulla scelta vegetariana come conseguenza "logica" del riconoscimento di una comune natura con gli animali. Tale conseguenza apparirà non solo del tutto plausibile, ma necessaria e doverosa a Salt che "prenderà sul serio" gli argomenti degli autori classici riportati, in chiave parodistica, da Taylor.

Occorre, tuttavia, aggiungere che l'attribuzione di diritti morali agli animali, da parte di Salt, avviene sulla base di un'argomentazione assai lontana dalle premesse sia di Taylor che della Wollstonecraft, i quali ritenevano che i diritti derivassero dal possesso della ragione.

Taylor, in particolare, nel delineare il suo "mondo alla rovescia", aveva mostrato animali "parlanti", "ragionanti"; per Salt non è necessario che gli animali siano capaci di ragionare o di parlare, per meritare il diritto alla considerazione morale, ma è sufficiente che siano capaci di soffrire. Con esplicito riferimento a Bentham (26) la caratteristica vitale su cui si fonda tale diritto è la sensibilità, ovvero la capacità di provare piacere e dolore, comune agli animali, umani e non umani.

 

V. Donne, natura, animali. Una nuova alleanza

 

Un altro importante elemento di novità è che la stessa identificazione tra donna e natura - contestata dalla Wollstonecraft, nel suo tentativo di rivendicare la razionalità e la piena dignità della donna - è oggi recuperata in talune forme di femminismo radicale.

Nell'ecofemminismo (27) in particolare, tale identificazione costituisce il punto di partenza per una critica globale all'ideologia patriarcale, alla cultura androcentrica. Il termine "androcentrismo" sta a sottolineare la mascolinità intrinseca di una cultura in cui valori, credenze, atteggiamenti tipicamente maschili verrebbero assunti come assoluti e universali, adottati come il parametro dell'umanità stessa.

Propria di una visione androcentrica - di cui il libello di Taylor, sia detto incidentalmente, costituisce un classico esempio - è l'identificazione del maschile con l'umano, l'attribuzione di un valore positivo assai alto a tutto ciò che è tradizionalmente associato col maschile e la correlativa svalutazione del femminile. In secondo luogo, l'attitudine a pensare in modo gerarchico, cioè secondo gerarchie di valore: non si coglierebbe, in altri termini, la diversità se non attraverso la griglia concettuale della gerarchia, se non avvalendosi delle nozioni di "superiore" e "inferiore".

Infine, proprio del pensiero patriarcale è il procedere per opposizioni e dualismi normativi (umano contrapposto a non umano, ragione a emozione, spirito a corpo etc.): ne deriverebbe una visione della realtà che enfatizza gli aspetti di disgiunzione anziché la continuità e la complementarietà.

Secondo le ecofemministe, la cultura della gerarchia collegherebbe dunque concettualmente il dominio della natura a quello della donna: "per troppi secoli - ha scritto Adrienne Rich - siamo state considerate come pura natura, sfruttate e violate come la terra e il sistema solare "(28).

La brutalizzazione e la violenza di cui le donne sono vittime sarebbe da collegarsi al disprezzo e all'odio verso la natura e le altre forme di vita, e viceversa. Da qui l'invito a uscire fuori dalla trappola patriarcale e a ripensare all'immagine di sé e dei rapporti col mondo naturale secondo modelli alternativi rispetto a quelli dominanti. Con un privilegiamento, innanzitutto, degli elementi tradizionalmente svalutati come femminili (si ricorderà, dalla stessa Wollstonecraft) e ora rivendicati come fondamentalmente umani: il sentimento contro la fredda ragione, l'esperienza vissuta contro l'analisi oggettiva e distaccata, il coinvolgimento simpatetico contro l'astratta imparzialità.

Del pari, su un piano più propriamente politico, è possibile rinvenire un collegamento tra femminismo e animalismo, intesi come movimenti di liberazione. Tale parallelo è esplicitamente introdotto dal filosofo Peter Singer, il quale afferma che anche nel caso del movimento di liberazione degli animali si tratta di porre fine al pregiudizio ed alla discriminazione basati su un criterio - la specie - vacuo e arbitrario allo stesso modo della razza e del sesso.

Ne deriva una stretta analogia tra razzismo, sessismo e specismo, in quanto forme di discriminazioni ingiustificabili, fondate sull'egoismo di gruppo e sulla pretesa di perpetuare l'esistente gerarchia di potere (29).

Anche in talune forme di critica femminista della scienza e alla medicina "maschili" è esplicitamente rivendicata una sorta di `parentela' tra donne e animali. "E' facile liquidare il destino degli animali come interamente differente da quello delle donne - ha scritto Gena Corea - Io non credo, tuttavia, che donne e animali rientrino in categorie così profondamente diverse, in un mondo di supremazia maschile (...) Per secoli, donne e animali hanno condiviso un comune stato giuridico. Siamo state `beni mobili', proprietà animata". (30)

La nuova schiavitù cui allude Gena Corea è quella delle donne riproduttrici per professione, delle cosiddette madri surrogate, in analogia con le femmine fattrici degli allevatori, alle quali non è riconosciuto, come agli animali, il diritto all'integrità corporea.

Anche secondo la femminista Carol Adams, lo sfruttamento e la violenza nei confronti degli animali si possono collegare alle varie forme di oppressione che, nei secoli, gli uomini hanno esercitato sulle donne e contro cui occorre combattere per creare una società nuova. Il movimento femminista, ignorando l'importanza del movimento dei diritti degli animali, rischierebbe di riproporre lo stesso modello patriarcale di sfruttamento contro cui combatte. (31)

Torniamo a Taylor. Senza giungere a considerare il suo libello come un esempio di "eterogenesi dei fini", per cui la satira si rovescerebbe in profezia, è tuttavia singolare constatare come egli, volendo mettere in ridicolo certe rivendicazioni, finisca paradossalmente per avanzare un'ipotesi rivoluzionaria.

Questo il singolare destino o, se si vuole, la fortuna di un'opera di cui nessuno oggi più si ricorderebbe se non fosse entrata, del tutto involontariamente, nella lunga storia dell'idea dei diritti degli animali.

 

Note

 

[ 1] A Vindication of the Rights of Brutes, London, Edward Jeffrey, 1792. L'Autore è indicato a mano, sul retro di copertina come "Thomas Taylor, the Platonist".

[ 2] Thomas Taylor, scrittore e filosofo inglese, soprannominato "il Platonico", proprio per il suo tentativo di ripresentare ai lettori moderni il platonismo, nato a Londra nel 1758, morto a Walworth nel 1835, è noto come traduttore di Platone, Proclo, Giamblico, Aristotele. Tra le sue opere teoriche, alcune delle quali apparse anonime: The Elements of a New Method of Reasoning in Geometry, London, 1780; Dissertation on the Eleusinian and Bacchic Mysteries, ivi, 1791; Introduction to Plato's Cratylus, Phaedo, Parmenides, Timaeus, ivi, 1793; Commentaries on the Philosophy of Plato, 5 voll., ivi, 1804; Dissertation on the Philosophy of Aristotle, ivi, 1812.

[ 3] Mary Wollstonecraft, scrittrice e saggista, nata a Spitalfields,un sobborgo di Londra nel 1759 e morta a Londra, di parto nel 1797, è autrice di A Vindication of the Rigbts of Woman, with Strictures on Political and Moral Subjects, London 1792, una delle prime analisi della condizione delle donne e insieme una delle prime rivendicazioni dei suoi diritti. Tra le sue opere: Thoughts on the Education of Daughters: with Reflections on Female Conduct, in the more Important Duties of Life, London 1787; A Vindication of the Rights of Men in a Letter to the Right Honourable Edmund Burke, ivi 1790; A Historical and Moral View of the origin and Progress of the French Revolution, ivi 1794.

[ 4] Nel 1777 Mary Wollstonecraft frequentava assiduamente la casa di Thomas Taylor - da lei definita "un'oasi di pace" - per discutere di filosofia antica, specie neoplatonica. Successivamente, Taylor si sentì tradito dalla Wollstonecraft, come risulta da una sua lettera a George Cumberland, in cui accusava l'ex amica di professare teorie troppo audaci. Taylor affermava di essere un "professed Platonist", per cui "1'amore è vero solo nella misura in cui è puro o, in altre parole, nella misura in cui sorge al di là della soddisfazione della nostra parte animalesca". Questo motivo affiorerà in talune pagine della Vindication di Taylor, specie là dove egli entrerà in polemica con la Wollstonecraft a proposito dell'educazione sessuale. Sulla loro amicizia e sulla successiva rottura, v. George Mills Harper, Mary Wollstonecraft's Residence with Thomas Taylor the Platonist in "Notes and Queries", December 1962, pp. 461-463.

[ 5] A Vindication... Advertisement, p. IV.

[ 6] Ivi Cap. I, That God has made all Things equal, p. 11. Il termine boldness (in corsivo nel testo) significa, oltre che audacia, sfrontatezza e arroganza.

[ 7] Ivi, p. 17.

[ 8] Ivi, Cap. II, That Brutes possess Reason in common with Men. Taylor si serve di citazioni tratte dal III libro di Porfirio sull'astinenza dal cibo animale.

[ 9] Ivi, Cap. III, That in consequence of brutes possessing Reason we ought to abstain from animal Food - and that this was the Practice of the most Ancient Greeks; Cap. IV, That this was likewise the Practice of the Egyptian Priests; Cap. V, The same Abstinence exemplified in the History of the Persians and Indians.

[10] Ivi, Advertisement, p. VII; Cap. VI, On the importance of Understanding the language of Brutes and Restoring them to their natural Equality with Mankind.

[11] Ivi, Cap. VII, That Magpies are naturally Musicians; Oxen Arithmeticians and Dogs Actors, p. 83.

[12] "Tutta l'educazione della donna - aveva scritto Rousseau - deve essere relativa agli uomini. Piacer loro, essere loro utili, farsi amare e onorare da loro; allevarli giovani, curarli grandi, consigliarli, consolarli, render loro la vita piacevole e dolce. Ecco i doveri delle donne di ogni tempo. "Diversa è la natura dei due sessi, diverse saranno quindi le funzioni: "La madre sia nutrice, il padre precettore". V. Emilio, in Opere, tr. di L. De Anna, a cura di P. Rossi, Firenze, Sansoni, 1972, p. 617.

[13] Mary Wollstonecraft, A Vindication ..., tr. it. I diritti delle donne, a cura di Franca Ruggeri, Roma, Editori Riuniti, 1977, p. 142

[14] Ivi, p. 173.

[15] Ivi, p. 181.

[16] John Oswald, The Cry of Nature or an Appeal to Mercy and to Jttstice on behalf of the Persecuted Animals, London, J. Johnson, 1791 (in preparazione Il Grido della Natura o un appello alla compassione e alla giustizia a nome degli animali perseguitati, tr. di Mario Salvadori e Federico Laudisa, collana Cosmopolis diretta da Luisella Battaglia, Torino, Ed. Satyagraha, 1993).

[17] John Oswald, nato ad Edimburgo tra il 1755 e il 1760, morto combattendo in Vandea nel 1793, prestò servizio come luogotenente dell'esercito inglese nelle Indie Orientali, dove venne a contatto col brahmanesimo che esercitò su di lui una profonda influenza. Tornato in Inghilterra nel 1784, si dedicò alla letteratura; allo scoppio della rivoluzione francese divenne corrispondente londinese di Bonneville, di cui tradusse le opere, e membro del Club dei Giacobini. Tra le sue opere, oltre a numerosi poemi: The Triumph of Freedom, an ode to commemorate the anniversary of the French Revolution, London 1791; The Government of the People, or a sketch of a Constitution for the Universal Commonwealth, ivi 1793; Review of the Constitution of Great Britain, Paris 1792. Su Oswald v. A. Lichtenberger, John Oswald écossais, jacobin et socialiste, "La Révolution Fran~aise", XXXII (1897). Significativi cenni alla sua figura di teorico e uomo di azione si trovano in James H. Billington, Con il fuoco nella mente. Le origini della fede rivoluzionaria, tr. it. di Rinaldo Falcioni, con un'Introduzione all'ed. it. di Ernesto Galli della Loggia, Bologna, Il Mulino, 1986.

[18] The Cry of Nature... Advertisement, p. Il.

[19] Ivi, p. 40.

[20] James Burnett, lord Monboddo, giurista scozzese (1714-1799), studioso di storia naturale, ammiratore di Rousseau, viene considerato anticipatore del darvinismo. Nell'opera On the Origin and Progress of Language (1773-1792), riconduceva l'uomo all'Orangutan, ipotizzando una discendenza comune di tutti gli antropoidi. "L'orangutang - scriveva - è un animale di forma umana, dentro come fuori; ha intelligenza, sentimenti e affetti comuni alla nostra specie, come il senso dell'onore e della giustizia (...) Non c'è nessuna differenza naturale tra le nostre menti e le loro e la superiorità di cui godiamo è casuale". L'interesse di Oswald per Monboddo si collega al suo tentativo di ridurre la distanza tra uomo e animali, con esplicito riferimento alla tesi di Rousseau, secondo cui la qualità specifica che distingue l'uomo dagli altri animali è la capacità di perfezionarsi (perfectibilité).

[21] The Cry of Nature... p. 44.

[22] Ivi, pp. 12-13. [23] Ivi, p. 82.

[24] Henry Salt, Animals' Rights considered in Relation to Social Progress, London, Georg Beli & S., 1892, ried. con una Prefazione di Peter Singer, London, Centaur Press, 1980 (in preparazione I diritti degli animali considerati in relazione al progresso sociale tr. di Aurelio e Mírella Valesi, collana diretta da Luisella Battaglia, Torino, Ed. Satyagraha, 1993).

[25] Henry Salt, nato in India nel 1851, morto a Brighton nel 1939, Scrisse numerose opere tra cui: A Plea for Vegetarianism, London 1886 (in preparazione: In difesa del Vegetarianesimo, tr. di Aurelio e Mirella Valesi, collana Cosmopolis diretta da Luisella Battaglia, Torino, Ed. Satvagraha, 1993); The life of Henry David Thoreau, ivi 1889; Seventy Years among Savages, ivi 1921.

[26] Il passo in cui Bentham istituisce un parallelo tra schiavitù umana, col suo corollario - il tratto fisico usato a pretesto di tale pratica - e il medesimo fatto imposto agli animali, così si conclude: "I francesi hanno già scoperto che il colore nere della pelle non è un motivo per cui un essere umano debba essere abbandonato senza riparazione ai capricci di un torturatore. Si potrà un giorno giungere a riconoscere che il numero delle gambe, la villosità della pelle o la terminazione dell'osso sacro sono motivi egualmente insufficienti per abbandonare un essere sensibile allo stesso fato. Che altro dovrebbe tracciare la linea invalicabile? La facoltà di ragionare o forse quella del linguaggio? Ma un cavallo o un cane adulti sono senza paragone animali più razionali, e più comunicativi, di un bambino di un giorno, o di una settimana, o persino di un mese. Ma anche ammesso che fosse altrimenti, cosa importerebbe? Il problema non è: `possono ragionare?', né `possono parlare?', ma `possono soffrire?"'. V. Introduction to the Principles of Morals and Legislation, cap. XVII, London, 1789.

[27] L'ecofemminismo, sorto in America alla fine degli anni settanta, sostiene che non solo una teoria e una pratica femminista devono riflettere una prospettiva ecologica, ma che il movimento ecologico stesso deve abbracciare una prospettiva femminista. Uno dei testi chiave è rappresentato da La morte della natura. Donne, ecologia e rivoluzione scientifica di Carolyne Merchant, tr. it. di L. Sosio, Presentazione di E. Donini, Milano, Garzanti, 1988.

[28] Adrienne Rich, Nato di donna, tr, it. di M. T. Marenco, Milano, Garzanti, 1977.

[29] Peter Singer, Liberazione animale, tr. it. di P. Cavalieri, Presentazione di S. Maffettone, Milano, Mondadori, 1991.

[30] Gena Corea, The Reproductive Brothel in ID., Man-Made Women. How New Reproductive Technologies affect Women, London, Hutchinson 1985, p. 42. [31] Càrol Adams, The Sexual Politics of Meat: a Feminist Vegetarian Critical History, Cambridge, Polity Press 1990.

( * ) Professore di "Filosofia della Storia", Università di Genova - Direttore del `Centro di Bioetica'
 

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