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Graziana Moretti
Direttore Centro di Pet therapy “Martin Buber”
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La scelta del partner animale nel dialogo zooantropologico,
sia per progetti formativi a lunga durata come previsto dai
protocolli di una pet therapy educativa o terapeutica, così
come per progetti a breve durata come gli incontri da realizzare con
il cane visitatore, devono rispettare canoni di conformità
psicosociale finalizzati alla creazione di un evento educativo
basato certo sulla sicurezza, ma soprattutto sulla pregnanza segnica
formativa.
A tale pronposito è ovvia la selezione, ad opera di un
medico veterinario, di soggetti animali esenti da alterazioni
comportamentali violente o squilibrate, o da patologie inscrivibili
nel gruppo delle cosiddette zoonosi, ossie malattie trasmissibili
all’uomo e non si insisterà mai abbastanza sull’uguale necessità di
selezionare i soggetti umani coinvolti secondo le medesime variabili
e per le stesse istanze di responsabilità verso i soggetti animali
coinvolti.
Pertanto socialità, controllo e assenza di patologie
infettive e infestive interspecifiche appaiono i requisiti
discriminanti per qualunque soggetto per poter essere coinvolto in
questo seducente e benefico dialogo uomo-animale. Va da sé che un
evento formativo o terapeutico, per realizzare i propri propositi
deve potersi avvelare, oltre che di un un contesto ambientale
rasserenante e conforme alle esigenze del caso, anche di dinamiche
inter-relazionali facilmente gestibili, così da permetterne non solo
la lettura totale e corretta, ma anche una certa consapevole o
volontaria direzionabilità.
Inoltre se la scelta di una particolare razza può essere funzionale
in certi progetti a lungo termine, quando giustificati da un
caratteristico requisito del soggetto da coinvolgere negli stessi,
questa non appare invece mai necessaria nella scelta del cane
visitatore dove l’approccio è meno diretto e personale, ma ideale e
consumato collettivamente ad una certa distanza emotiva. La sua
figura è infatti sempre e solo un vettore empatico delle istanze su
cui si vuole formare il gruppo di educandi, sebbene già partner
dialogico, ma appunto portatore soggettivo delle sollecitazioni
comuni su cui cade l’accento pedagogico.
L’utilizzo poi di cani anziani, o con alterazioni morfologiche o
funzionali – come nel caso di soggetti paralizzati o con una zampa o
un occhio amputato – deve essere valutato come una ricchezza
ermeneutica aggiuntiva, giacché introduce il diritto di dignità
alll’animale educatore, affrancandolo dal mero compito di suscitare
semplici sensazioni visive secondo standard estetici più o
meno convenzionali e afferendo pregnanza formativa alla sua storia,
così come appare segnata sul suo corpo.
A questo va aggiunto
l’estremo valore educativo che induce all’accoglienza, al rispetto e
alla considerazione per i soggetti diversamente abili, capaci
comunque di rendersi utili al consorzio dei viventi, così pure al
sentimento di autoaccettazione che suggerisce agli individui umani
altrettanto portatori di diversità morfologiche o funzionali che
possono vivere concretamente, proprio attraverso la scelta di quel
Fido un po’ meno perfetto, l’esperienza dell’accettazione dell’altro
per quello che realmente è.
Allora il significato pedagogico dell’inserimento di “cani
diversamente abili” è quello di insegnare l’accoglienza come vero
principio dialogico, vissuto nei fatti, attraverso la semplice,
immediata e assai rara conferma di vedere coincidere finalmente le
più belle parole all’azione concreta.
Alla luce di quanto esposto la scelta contraria, in base ad un
presunto senso di orrore provato dai bambini nel vedere un soggetto
imperfetto, non è solo atto discriminatorio ingiustificato, ma anche
effetto di cecità educativa.
Ricordo Gianchin, uno degli ospiti dell’oasi della Lega del Cane
inserito nei gruppi di dialogo zooantropologico del Centro di pet
therapy “Martin Buber”: era anziano e paralizzato al treno
posteriore, ma dotato di estrema vitalità e gioia verso l’esistenza,
accoglieva festosamente i gruppi di bambini sollecitando in loro le
poesie più belle e i lavori più sentiti; ma certo l’insegnamento più
importante che quei bambini hanno acquisito tramite lui è stato
imparare ad amare la vita comunque e a godere delle piccole allegrie
quotidiane, come appunto la loro gioia nel vederlo, mentre tramite
noi sono stati formati a cercare, apprezzare e rispettare, certo
contro tutte le mode di questo mondo, il valore reale ed
incommensurabile comune a tutti gli esseri viventi: la vita.
